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La presunta sindrome di alienazione genitoriale o parentale (PAS)

L'obiettivo di questo sito è quello di svolgere una corretta informazione su questa inesistente malattia.

E-book sulla PAS


Nell'appendice a questo e-book una completa trattazione della PAS con le critiche della comunità scientifica e la recente dichiarazione del Governo Italiano contraria all'uso della PAS.

E-book Psichiatria per Tutti LA PAS IN 350 PAROLE

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ULTIMISSIMI AGGIORNAMENTI SULLA P.A.S. E IL D.S.M.

Il D.S.M. (in inglese Diagnostic and Statistical Manual of mental desorders) è la classificazione internazionale dei disturbi mentali maggiormanente utilizzata dagli psichiatri di tutto il mondo per studiare e fare ricerca sui disturbi mentali. Il DSM viene regolarmente tradotto in italiano e pubblicato con il nome di "Manuale Diagnostico e Statistico dei disturbi mentali"; l'edizione italiana è curata dai maggiori psichiatri italiani, direttori delle cliniche psichiatriche universitarie che sono i luoghi deputati a svolgere la ricerca nel campo della salute mentale.

La prima edizione del DSM risale al 1952 e da allora sono state pubblicate ben quattro edizioni, alcune delle quali riviste e migliorate dopo alcuni anni; l'ultima edizione si chiama DSM-IV-TR (Text Revised) e risale all'anno 2000.

La P.A.S. è stata proposta dal Dr Gardner nel 1985, in seguito alle sue personali osservazioni fatte nel corso delle cause di divorzio nelle quali lui svolgeva il compito di perito, di solito per conto dei padri. La PAS non aveva alle spalle un progetto di ricerca scientificamente valido, non proveniva dalla ricerca scientifica e per questo motivo non è mai stata presa in considerazione dalla psichiatria ufficiale.

Nei primi anni 2000 il comitato scientifico responsabile per la pubblicazione del DSM ha iniziato a lavorare per pubblicare la quinta edizione del Manuale, che si chiamerà DSM-V; date le pressioni subite per comprendere nella classificazione anche la PAS, gli psichiatri americani l'hanno inserita in una specifica appendice del Manuale che comprende le condizioni proposte da fonti esterne alla ricerca scientifica ufficiale e che sono in attesa di ulteriori studi che ne confermino la valenza scientifica. Naturalmente tali ulteriori studi devono essere prodotti da chi propone i concetti che si pretende diventino scienza.

Qui si vede la pochezza scientifica dei sostenitori della PAS, tra i quali vi sono, ahimè, molti professionisti dell'area psicologico-psichiatrica e persino dei docenti universitari. In questi dieci anni non sono stati capaci di produrre uno straccio di studio scientifico ma solo petizioni di principio, del tipo "la PAS esiste ... non c'è bisogno di ulteriori studi ... dovete crederci sulla parola perché noi abbiamo molta esperienza".

Il gruppo di lavoro che sta preparando la quinta edizione del manuale ha fornito come limite di tempo entro il quale produrre nuovi studi scientifici, non solo sulla PAS ma su tutte le malattie, il 15 giugno del 2012. A questa data ha chiuso i termini; les jeux sont faits, in un certo senso, chi è dentro è dentro, chi è fuori è fuori. E la PAS è inesorabilmente fuori dalla classificazione ufficiale dei disturbi mentali.


Una recente intervista del vice direttore del gruppo di lavoro sul DSM-V chiarisce ancor meglio il problema: "La verità è che [la PAS] non è una malattia dell'individuo", ha detto il dottor Darrel Regier, vice presidente della task force per la redazione del manuale. "E 'un problema di rapporto 'genitore-figlio' o 'genitore-genitore' e i problemi di relazione di per sé non sono disturbi mentali." (intervista integrale).

Mi sia consentita un'ultima osservazione: egregi colleghi, tornate a studiare, soprattutto metodologia della ricerca scientifica in medicina e in psichiatria.

È auspsicabile che nei Tribunali italiani non si senta più parlare di PAS, per modificare l'affidamento dei minori che rifiutano la relazione con un genitore; a questo punto le denunce verso chi usa concetti non scientifici diverrebbero inevitabili. Un gruppo di lavoro del quale faccio parte sta elaborando un protocollo operativo da utilizzare quando nella vicenda separativa ci si trovi di fronte al rifiuto di un minore di relazionarsi con un suo genitore. Il protocollo è aperto al contributo costruttivo di tutti.

È anche auspicabile che nelle nostre università la si smetta di sprecare denaro pubblico per fare ricerca sulla spazzatura. L'Agenzia delle entrate dovrebbe cominciare a intessarsi di quanti col denaro pubblico si creano 'trampolini' per la loro attività libero-professionale privata.


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